19 Mag Salvare le api, salvare il futuro
Intervista a Matteo Simone, ideatore di Saving Bees
In occasione della Giornata Mondiale delle Api, abbiamo incontrato Matteo Simone, fondatore di Saving Bees: un progetto nato quasi per caso tra i campi di Rovigo e diventato oggi una rete di oasi apistiche che restituisce vita alla biodiversità italiana.
Come nasce Saving Bees?
Tutto è iniziato circa otto anni fa, quasi per caso. Dopo diverse esperienze lavorative all’estero, sono rientrato in Italia e mi sono trasferito nella campagna di Rovigo, dove ho scoperto una passione profonda per gli impollinatori.
Da quella passione, unita alla mia esperienza aziendale e a un’attitudine allo studio, ho ideato un progetto scalabile, a impatto minimo, capace di vivere di vita propria: la creazione di Oasi Apistiche.
Saving Bees è un progetto zero profit, ispirato a modelli esteri di imprese ambientali: collaboriamo con aziende partner senza ricevere fondi pubblici.
Il problema principale che vogliamo affrontare è la perdita di biodiversità. Cambiamento climatico, inquinamento e la massiccia diffusione delle monoculture hanno ridotto drasticamente le piante con fiori — nutrimento essenziale per gli impollinatori. Gli studi ci dicono che negli ultimi anni si è già estinto il 9% delle specie di impollinatori.
La nostra risposta concreta è la creazione di prati fioriti permanenti: convertiamo aree agricole degradate da monoculture — tra i 15.000 e i 20.000 mq — in punti ricchi di nutrimento per gli insetti, cercando di limitare al massimo gli interventi sul suolo, poiché molti impollinatori nidificano proprio sottoterra.
A oggi contiamo 6 oasi, di cui una in costruzione. La prima è nata a Rovigo, dove sono posizionate le arnie di ISO Engineering; un’altra si trova in un bosco che, meno ricco di biodiversità, impiegherà circa sette anni per fiorire appieno. L’ultima è ricavata da un ex vivaio abbandonato.
Nei nostri prati fioriti inseriamo anche piante officinali: le api — grazie alle loro “esploratrici” — sanno riconoscere le qualità nutrizionali del cibo e prediligono il nettare officinale, che ha proprietà curative. A marzo, per esempio, attaccano i fiori del salice, ricchi di acido salicilico (lo stesso principio attivo dell’aspirina), per affrontare al meglio il passaggio dall’inverno. A gennaio, invece, si nutrono del polline del nocciolo — il primo albero a fiorire — come sostegno alle prime deposizioni delle uova.
Cosa significa sostenibilità per voi?
La sostenibilità per noi è la vita di ogni giorno: preferire l’acqua microfiltrata, chiudere il rubinetto della doccia, fare attenzione alle piccole scelte quotidiane. È uno stile di vita prima ancora che un’ideologia.
Le nostre oasi sono la nostra piccola goccia: rigenerando terreni, combattiamo concretamente la perdita di biodiversità. Ma ci impegniamo anche sul piano sociale: portiamo i nostri progetti nelle scuole e abbiamo collaborato alla realizzazione del libro per bambini Solo Dance, che sensibilizza i più piccoli sull’importanza degli impollinatori.
Dalla teoria alla pratica: cosa producete con l’aiuto delle api?
Saving Bees produce, prima di tutto, biodiversità attraverso la costruzione di oasi apistiche. Il miele delle api mellifere viene lasciato nelle arnie: raccogliamo solo quello che le api avanzano a settembre, altrimenti andrebbe comunque perso o abbandonato.
Con questo miele di fine stagione produciamo vasetti che le aziende partner possono acquistare come omaggio per clienti e collaboratori. Il ricavato viene reinvestito interamente nei nostri progetti.
Come collaborate con le aziende che vi sostengono?
Ci sosteniamo cercando continuamente nuovi partners e devo dire che vari partners sono arrivati grazie al passaparola di aziende amiche che ci stimano. Alle aziende che scelgono di supportarci, offriamo in cambio un pacchetto di comunicazione: visibilità sul nostro sito, pubblicazioni su LinkedIn e la possibilità di utilizzare i nostri loghi sul materiale aziendale (c’è chi li ha inseriti persino nelle fatture).
È inoltre possibile adottare famiglie di api mellifere o strutture create per gli impollinatori selvatici che stiamo introducendo in varie Oasi: i partner possono affiggere il proprio logo sulle arnie adottate, con una formula simbolica che calibra l’impegno in base alle proprie possibilità.
È vero che le api hanno capacità matematiche?
Assolutamente sì. Le api sono vere e proprie matematiche della natura. Iniziamo dalla costruzione del favo: le celle vengono modellate inizialmente attorno al loro corpo, quindi sono tonde. Quando la cera — scaldata fino a 50°C con il movimento delle ali — si raffredda e si contrae, il peso delle celle adiacenti le porta spontaneamente ad assumere la perfetta forma esagonale che tutti conosciamo. Un’architettura ottimale senza progettista.
Ancora più affascinante è la celebre danza delle api: le esploratrici sorvolano i dintorni del nido alla ricerca di cibo. Quando rientrano, comunicano all’intera colonia la qualità del nettare trovato e la posizione esatta della fonte più ricca attraverso una serie di movimenti precisi: la direzione del corpo indica dove andare, mentre le oscillazioni indicano la distanza (una oscillazione equivale a 100 metri). Una trigonometria naturale di straordinaria precisione.
Curiosità sulle api: ci raccontate qualcosa di sorprendente?
Uno dei fenomeni più straordinari è la sciamatura, che dimostra come le api sappiano letteralmente contare i giorni.
La regina depone circa 2.000 uova al giorno, che si schiudono in 21 giorni. Quando l’alveare si avvicina alla saturazione, scatta un meccanismo preciso e coordinato: 16 giorni prima che sia pieno, il superorganismo inizia a creare nuove celle reali. Le operaie smettono di nutrire la regina, così che diventi più leggera e in grado di volare. Due giorni prima della schiusa delle nuove regine, la vecchia regina viene accompagnata fuori dall’alveare insieme a parte della colonia. Nel frattempo, le esploratrici sono già al lavoro per trovare una nuova casa — un tronco, un buco nel terreno, un anfratto.
Un sistema di pianificazione collettiva che molte organizzazioni umane potrebbero invidiare.
Guardando al futuro: speranze e rischi per gli impollinatori?
È importante fare una distinzione: le api mellifere non sono in pericolo immediato, perché vengono tutelate dagli apicoltori. Il vero allarme riguarda gli impollinatori selvatici, per i quali è urgente una migliore gestione delle aree incolte.
Crediamo fermamente che ci possa essere economia anche nel disordine della natura. Non serve scegliere tra sviluppo e biodiversità: si può fare entrambe le cose, con intelligenza e rispetto.
Intervista a cura di Raffaella Gobbo, referente commerciale e responsabile area social e finanziamenti.
Se vuoi sostenere Saving Bees, visita savingbees.org oppure contatta @Matteo De Simone su LinkedIn.