Il ciclo di vita nascosto delle cose

Cos’è l’LCA e perché cambia il modo in cui guardiamo il mondo

Ogni prodotto, anche il più semplice, è il risultato di una rete complessa di processi: dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dalla distribuzione all’uso, fino alla gestione del fine vita.

Questo insieme di passaggi, spesso invisibile, comporta un consumo di risorse e genera impatti sull’ambiente lungo tutte le fasi della sua esistenza.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il Life Cycle Assessment (LCA), ovvero la Valutazione del Ciclo di Vita: uno strumento che permette di analizzare e quantificare gli impatti ambientali associati a un prodotto, processo o servizio lungo l’intero arco della sua vita.

Un po’ di storia: da dove viene l’LCA?

L’idea di analizzare gli impatti ambientali di un prodotto nasce tra gli anni ’60 e ’70, quando la crisi petrolifera spinse aziende e ricercatori a interrogarsi sull’uso delle risorse.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, l’ISO ha codificato la metodologia nelle norme ISO 14040 e ISO 14044, tuttora i riferimenti fondamentali a livello globale.

Uno dei primi studi fu commissionato nel 1969 dalla Coca-Cola Company per confrontare diversi contenitori per bevande — vetro, plastica e lattine — valutando il consumo di risorse ed energia.

Il pensiero fondatore: il Life Cycle Thinking

Il Life Cycle Thinking (LCT) parte da un principio semplice: nessun prodotto, servizio o attività esiste in isolamento.

Ogni sistema è inserito in una sequenza di fasi — estrazione delle risorse, produzione, distribuzione, uso, fine vita — e trascurarne anche solo una significa adottare una prospettiva parziale degli impatti ambientali.

Analizzare l’intero ciclo di vita consente invece di comprendere i compromessi tra diverse categorie di impatto ambientale.

Ogni sistema è inserito in una sequenza di fasi — estrazione delle risorse, produzione, distribuzione, uso, fine vita — e trascurarne anche solo una significa adottare una prospettiva parziale degli impatti ambientali.

Analizzare l’intero ciclo di vita consente invece di comprendere i compromessi tra diverse categorie di impatto ambientale.

Come funziona un’LCA: le quattro fasi

L’LCA non è un’analisi improvvisata: segue una struttura precisa e ben codificata, articolata in quattro fasi.

1. Definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione

Si definiscono lo scopo dello studio, i confini del sistema e l’unità di riferimento.

2. Analisi dell’inventario (Life Cycle Inventory – LCI)

Raccolta dei dati su flussi di materia ed energia in entrata e in uscita.

3. Valutazione degli impatti (Life Cycle Impact Assessment – LCIA)

Traduzione dei dati in categorie di impatto ambientale come cambiamento climatico, consumo di acqua e biodiversità.

4. Interpretazione

Analisi dei risultati per trarre conclusioni e supportare decisioni.

Perché l’LCA è così importante?

Senza un’analisi del ciclo di vita, un’azienda rischia di spostare il problema invece di risolverlo.

L’LCA permette di individuare le fasi più critiche e cogliere opportunità di miglioramento lungo tutto il ciclo di vita.

È uno strumento strategico per aziende, progettisti e decisori pubblici, oltre che un vantaggio competitivo in un contesto sempre più attento al greenwashing.

Strumenti derivati dall’LCA

  • Carbon Footprint di Prodotto (CFP): focalizzata sulle emissioni di gas serra (ISO 14067)
  • Carbon Footprint di Organizzazione (CFO): emissioni aziendali (ISO 14064-1)
  • Environmental Product Declaration (EPD): dichiarazioni ambientali certificate (ISO 14025)
  • Water Footprint: impatto sull’acqua (ISO 14046)

Il futuro dell’LCA

Le normative europee stanno rendendo sempre più necessario dimostrare con dati concreti le performance ambientali.

L’LCA sta diventando il linguaggio comune della sostenibilità.

Quanto pesa davvero un prodotto sul pianeta?

Questo articolo è stato scritto da Sergio Corbetta, Consulente per la Sostenibilità e Sistemi di Gestione di ISO Engineering.

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